Torna l’atteso appuntamento con lo Slow Food Day che quest’anno le associazioni locali di Slow Food festeggiano il 25 maggio. L’iniziativa, giunta alla terza edizione, è una grande festa dell’Associazione in 300 piazze e luoghi pubblici lungo lo stivale. Quest’anno la ricorrenza sarà l’occasione per parlare di sprechi alimentari, una tematica attualissima che tutte le famiglie si trovano a dover fronteggiare quotidianamente.
I consumatori sono sempre più attenti alle tematiche ambientali e alle ricadute etiche dei loro comportamenti. Un miliardo e trecento milioni di tonnellate è il peso del cibo che si spreca ogni anno nel mondo, l’equivalente di 8.600 navi da crociera! A partire da piccoli gesti, come la spesa di tutti i giorni, è possibile dare una mano all’ambiente e al portafoglio. Gli sprechi, infatti, si combattono al mercato, comprando fresco, locale e di stagione; si combattono in cucina, con le ricette della nostra storia gastronomica che spesso negli avanzi hanno un ingrediente fondamentale; si combattono facendo la spesa con astuzia e recuperando le ricette della nostra memoria.
Mettere in atto un modello di consumo più sostenibile è dunque possibile, a partire dall’economia domestica. Partecipando alla giornata avrete occasione di imparare buone pratiche e ricevere consigli per fare la spesa e cucinare gli alimenti.
Ecco qualche attività a cui potrete prendere parte il 25 maggio: Laboratori del Gusto e mini Master of Food sulla cucina degli avanzi; visita a mercati contadini con brevi lezioni sulla spesa e sui comportamenti quotidiani virtuosi; pranzi e cene per riutilizzare avanzi; incontri presso i Mercati della Terra o i mercati ortofrutticoli; dibattiti su situazioni critiche locali; attività didattiche con le scuole; merende e giochi per bambini e giovani…
Finlandia, Svezia e Norvegia sono ai primi posti nella classifica dei paesi dove lo stato di salute della madre, il livello di istruzione, le condizioni economiche, politiche e sociali garantiscono il benessere alle mamme e ai loro figli. Al contrario, i dieci paesi, tutti dell’Africa sub-sahariana, che si collocano in fondo alla graduatoria chiusa dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), ottengono punteggi molto scarsi per ognuno dei 5 indicatori su cui si è basato il 14° Rapporto di Save the Children sullo Stato delle Madri nel Mondo: salute materna e rischio di morte per parto,benessere dei bambini e tasso di mortalità entro i 5 anni, grado di istruzione, condizioni economiche e Pil procapite, partecipazione politica delle donne al governo.
I dati del Rapporto mettono in evidenza le enormi disparità tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. Così, per esempio, se le finlandesi possono contare su ben 17 anni di istruzione, le donne nella RDC su 8, le somale solo su 2. Se il tasso di mortalità dei bambini entro i 5 anni nella RDC è di 167 su 1000 nati vivi, in Finlandia il tasso precipita a 3 su 1000. La stessa differenza si riscontra anche nel tasso di partecipazione femminile alla vita politica: in Finlandia la percentuale di seggi in Parlamento occupati da donne sono il 42,5% contro l’8,3% di quelli detenuti nella RDC.
La quasi totalità delle morti di neonati e delle loro mamme (rispettivamente il 98 e il 99% ) si verifica nei paesi in via di sviluppo dove è fatale la mancanza di servizi sanitari di base e di assistenza prima, durante e dopo il parto.
Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto di Save the Children, quest’anno riporta il nostro paese al 17° posto. Secondo i dati, le condizioni di salute delle mamme e dei bambini raggiungono livelli alti (il tasso di mortalità femminile per cause legate a gravidanze e parto è pari a 1 ogni 20.300, quello di mortalità infantile è di 3,7 ogni 1000 nati vivi), come abbastanza alto è il livello di istruzione delle donne, pari a 16 anni di formazione scolastica. Benché la scarsa percentuale media di partecipazione politica delle donne fotografata dal Rapporto (20,6%) abbia subito un deciso incremento in occasione delle ultime elezioni (con il 28,6% al Senato e 31,3% alla Camera), siamo ancora distanti perfino da paesi come l’Angola (38%), l’Afganistan (27%) e il Mozambico (39%).
Salta all’occhio nel Rapporto il 30° posto occupato nella classifica generale dagli Usa per lo stato di benessere delle mamme e dei loro figli. Tra i paesi industrializzati, gli Stati Uniti addirittura guidano la triste classifica per mortalità dei neonati: ogni anno più di 11.000 bambini americani muoiono durante il loro primo giorno di vita. Nonostante le condizioni dell’istruzione ed economiche siano soddisfacenti, collocandosi tra i 10 migliori paesi, altrettanto non emerge per quanto riguarda la salute delle madri, del benessere dei bambini (rispettivamente al 46° e al 41° posto) e per la partecipazione politica (89°).
«Il rapporto conferma che i bambini nati da madri che vivono in condizioni di estrema povertà hanno il più basso tasso di sopravvivenza – sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children- Alla base del problema c’è la persistente differenza tra la salute nei paesi più ricchi e in quelli più poveri. Molte vite potrebbero essere salvate se i servizi sanitari di base raggiungessero le famiglie più povere dei paesi in via di sviluppo. È evidente che dove le madri sono più forti dal punto di vista fisico, finanziario e sociale, i figli hanno più probabilità di sopravvivenza. Le donne più informate fanno figli quando il loro corpo è pienamente sviluppato, si nutrono meglio e programmano le nascite distanziandole opportunamente. Questo è sicuramente il primo grande fattore di una maternità sana e consapevole».
«Questa è la storia di una famiglia araba lungo i sessant’anni del conflitto israelo-palestinese. Anche se racconta di tragici lutti e indicibili dolori, questa è una storia d’amore – l’amore tra un contadino e la sua terra; tra una madre e i suoi figli; tra un uomo e una donna; tra amici. Ho messo il mio cuore in ogni pagina di questo romanzo: spero che Ogni mattina a Jenin tocchi i vostri cuori e le vostre menti, che vi ricordi la nostra comune umanità». Susan Abulhawa racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di profughi.
Palestina 1941. Nel piccolo villaggio di ‘Ain Hod un padre conduce in processione la sua famiglia e i braccianti nel campo di olive. Al loro passaggio, i frutti verdi cadono copiosi dagli alberi e ricoprendo l’intero frutteto; l’antico ciclo delle stagioni regala un altro raccolto abbondante.
Palestina 1948. La famiglia Abulheja viene cacciata dalla sua casa ad ‘Ain Hod e spedita a vivere nel campo profughi di Jenin. Attraverso Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, siamo testimoni di vicende drammatiche e intrise di realismo, e assistiamo alla lotta tra i suoi di fratelli, uniti dal sangue ma nemici sul campo di battaglia: uno che viene strappato dalle braccia della madre e trasformato in un soldato israeliano, l’altro che sacrifica tutto per la causa palestinese.La stessa storia di Amal ha come sfondo sei decadi di conflitto tra Israele e Palestina. Il campo profughi, la perdita della famiglia, l’esilio in Pennsylvania, America, il desiderio di ritrovare le proprie radici e la proprio patria. Quella di Amal è una storia di amore e perdita: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.
Storicamente dettagliato e ricco di umanità, Ogni mattina a Jenin ci obbliga a guardare senza pregiudizi ad uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del presente. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro.
In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.
I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l’onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l’anima nel corpo. L’anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L’anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all’anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l’anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L’anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l’incorruttibilità celeste.
L’anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.
Si avvicina il Primo Maggio e la grande festa del lavoro organizzata a Serino dall’associazione Terra e Libertà. Come ogni anno al centro della manifestazione ci sarà l’incontro tra musica e riflessione. L’appuntamento, strutturato intorno alle esibizioni musicali di diverse band campane, quest’anno sarà dedicato al segretario provinciale della UIL Franco De Feo, scomparso da poco in modo improvviso. De Feo si è sempre dimostrato particolarmente sensibile nei confronti del Primo Maggio Serinese e, come ogni volta, anche quest’anno aveva sponsorizzato la manifestazione, che non può che essere dedicata al segretario UIL, alla sua disponibilità e alla sua passione che lo ha spinto a impegnarsi per costruire una società migliore.
«Capiamo e condividiamo l’attenzione dei sindacati confederali che hanno annullato tutte le manifestazioni provinciali di celebrazione – scrive Terra e Libertà – Da parte nostra, in qualità di associazione politico culturale, siamo ben lieti di tenere alta l’attenzione sui temi del lavoro in un momento di crisi drammatica. Bisogna insistere ed insistere per dare il giusto riconoscimento a tutti coloro che il lavoro ce l’hanno e lo vivono in difesa e per tutti coloro che invece non ce l’hanno e lo pensano in attesa. Ringraziamo, infatti, tutti quanti verranno a portare la loro esperienza di “persone-lavoratrici”, dai giovani studenti come Marta Mango presidente del Consiglio dei Studenti dell’ Università di Salerno ai rappresentanti dell’Isochimica come l’ operaio Antonio Melillo, dando ai temi dell’occupazione una prospettiva reale, l’unica possibile».
>La manifestazione si svolgerà presso l’arcostruttura del Mercato Coperto sita nella frazione Sala di Serino. Il concerto vedrà la partecipazione delle band: Il paese che brucia, Locus Amoenus, Indignation Vibes, Karmaregà direttamente dalle selezioni per il Primo Maggio di Roma e dei Molotov d’Irpinia riferimento musicale della nostra provincia. Stand gastronomici allieteranno la serata.
L’invito è ad una partecipazione nutrita ed appassionata. Solo spendendosi per il proprio futuro con passione si può sperare di trovare uno spazio di esistenza possibile oltre le difficoltà di questo tempo.
Un calciatore che guadagna milioni di euro all’anno e una prostituta che per sopravvivere è costretta a vendere il proprio corpo sono i protagonisti di una vicenda surreale eppure ricorrente in cui i più deboli finiscono sempre per soccombere alla prepotenza dei ricchi.
L’attaccante del Lecce, Ousmane Dramé, di 21 anni, è stato denunciato dalla polizia con l’accusa di aver rapinato una prostituta alla quale aveva chiesto un rapporto sessuale in cambio del suo iPhone 5. Il calciatore, cittadino francese, non solo non ha pagato la nigeriana, ma è scappato in bicicletta con la borsa della donna. Un transessuale, amico della prostituta, ha rincorso e bloccato il calciatore, che ha reagito spingendo l’uomo a terra e provocandogli lesioni.
Immediata la reazione del club salentino che in una nota ha annunciato che sospenderà il giocatore qualora i fatti fossero confermati, «riservandosi di richiedere la risoluzione del contratto con procedura d’urgenza. L’U.S. Lecce valuterà, inoltre – si legge nel comunicato – la possibilità di intraprendere un’azione di risarcimento danni a tutela della propria immagine».
«Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile». Queste parole, pronunciate dal senatore americano Nelson, inaugurarono il 22 aprile 1970 la prima Giornata mondiale della Terra. Da allora, le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day ogni anno, con l’obiettivo di favorire la conservazione delle risorse naturali. Da allora, il numero di Paesi aderenti all’iniziativa è cresciuto di anno in anno fino a raggiungere il numero di 175 nell’edizione del 2013.
L’Earth Day ha contribuito in modo determinante alla creazione del primo Summit sulla Terra, svoltosi nel 1992 a Rio de Janeiro, la prima conferenza mondiale che riunì capi di Stato e di Governo per discutere sulle misure per migliorare lo stato di salute del Pianeta. Ma la vera svolta si è avuta negli anni 2000 con lo sviluppo di Internet che ha consentito di allargare enormemente la partecipazione all’Earth Day che ormai supera il miliardo di persone in tutto il mondo, unite dagli stessi obiettivi: l’abbandono dei combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, la responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy.
IMMAGINI NASA – Per celebrare la Giornata della Terra, quest’anno arrivano le immagini spettacolari riprese dai satelliti, che la Nasa ha riunito in un unico sguardo sullo stato di salute del pianeta. Ognuna delle immagini è legata ad una scoperta o a una nuova misura, grazie alla quale è stato possibile conoscere più in dettaglio fenomeni cruciali. Eccone alcuni:
Assottigliamento dei ghiacci – Il record è stato raggiunto nell’agosto 2012 nell’Artico e negli ultimi 30 anni i satelliti hanno osservato un declino nello spessore dei ghiacci pari al 13% ogni decennio e il fenomeno sembra avanzare costantemente.
Aumento temperatura globale – I nove anni più caldi a partire dal 1880 sono tutti successivi al 2000. Temperature da record si sono raggiunte nel 2005 e nel 2010 ed i satelliti indicano chiaramente che la tendenza prosegue inesorabilmente. I dati raccolti negli ultimi 30 anni sia a terra che con l’ausilio dei satelliti dimostrano che l’emissione di gas serra ha innescato un circolo vizioso in cui aumento delle temperature e scioglimento dei ghiacci si susseguono potenziandosi a vicenda.
Buco dell’ozono – Negli ultimi 20 anni lo strato di ozono che fa da scudo ai raggi ultravioletti ha raggiunto lo spessore minimo per ben due volte sull’Antartide. Dati e immagini dei satelliti hanno permesso di individuare un analogo record negativo anche sull’Artico. Oceani – Sono dei sorvegliati speciali dei satelliti perché il loro stato di salute è un vero e proprio ago della bilancia del clima. I dati raccolti dai satelliti negli ultimi 20 anni indicano inoltre che il livello globale dei mari cresce al ritmo di 3 millimetri all’anno, raggiungendo anche picchi di un centimetro in alcune regioni del mondo.
GOOGLE – Google ha dedicato all’Earth Day un doodle speciale, animato e interattivo. Il disegno raffigura un paesaggio con fiumi, alberi, montagne, colline e si anima dando vita a un piccolo ecosistema che riproduce il ciclo di una giornata: dal sole si passa alla notte con la luna e il cielo stellato.
EMERGENZA CIBO – Se i 7 miliardi di persone che oggi popolano la Terra conducessero gli stili di vita del cittadino medio occidentale, un solo mondo non basterebbe: sarebbero necessari 1,5 pianeti. Nel 2050, dicono le stime, la popolazione mondiale raggiungerà quota 9 miliardi; a quel punto, avremmo bisogno di tre Pianeti per ospitarci tutti. Per il World Earth Day, il Barilla center for food and nutrition (Bcfn) suggerisce proposte e soluzioni alla portata di tutti. Adottare il modello alimentare mediterraneo, per esempio, è un’ottima strada per ridurre l’impatto ambientale legato ai consumi del cibo (soprattutto della carne). «I modelli di consumo attuali non sono più sostenibili: stiamo consumando più di quanto il nostro Pianeta riesca a rigenerare» conferma Barbara Buchner, membro dell’advisory board del Bcfn. «Dobbiamo diffondere modelli di consumo più responsabili, partendo dalle nostre abitudini a tavola». Per sintetizzare come i nostri stili di vita e di consumo non siano più sostenibili, basta pensare che ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato: una cifra che corrisponde a un terzo della produzione annua mondiale ed equivale a quattro volte la quantità necessaria per sfamare 868 milioni di persone che soffrono la fame.
Sono una giornalista, iscritta nell’elenco pubblicisti dal luglio del 2009. Fino al marzo 2013 ho ricoperto l’incarico di caporedattore presso la testata giornalistica online Cultura e Culture. Mi occupo di comunicazione aziendale e pubblica e collaboro, in qualità di copywriter, con la Info Consulting per la realizzazione di siti web. Mi occupo della valorizzazione del territorio irpino e della realizzazione di eventi culturali. Curo l’ufficio stampa di diverse manifestazioni. Presento eventi culturali, spettacoli e concorsi. Precedentemente, ho lavorato per il quotidiano avellinese Buongiorno Irpinia, per il quale mi occupavo della pagina sportiva, e per l’emittente televisiva Telenostra Laureata in Sociologia, ho conseguito la laurea specialistica nel marzo 2010 dopo aver ottenuto la laurea triennale in Scienze della Comunicazione.
Per saperne di più, vai alla sezione "About", cliccando sulla barra in alto.